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Cinico ReturnsF R E E . W O R D S . O N . A I R |
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Se ti va, lascia un saluto!
Note di fine estateIn un momento di pausa di questa giornata di studio nè matto, nè disperatissimo, sento il bisogno di ritrovare un filo logico nelle mie riflessioni presenti che le leghi a quelle del recente passato. Ed è per questo che, a distanza di due mesi circa, trovo il tempo e la voglia di pubblicare dei pensieri che ho buttato giù nel solito pomeriggio di fine estate. [Scritto mercoledì 8 settembre 2009] Fermo e impassibile ma dovrei sbrigarmi: uno scorrere quasi fluido del tempo ma con quei “colli di bottiglia” che simulano un intasamento cosmico. La giornata è finita, il fresco della sera diventa quasi fastidioso sulla pelle ancora memore dell’afa estiva e io, che in quella canicola sembravo mal tollerare ogni momento, provo il primo guizzo di malinconia. Già, perché staremo qui a ripeterlo ogni anno: l’estate finisce e quel che resta è tanta nostalgia per ciò che si è appena vissuto, che sia stato “autenticamente” bello, lauto, intenso, o che si sia trattato della metà della metà delle nostre ghiotte intenzioni. Certo, sempre meglio di un ripiego. La vita continua e ognuno di noi avrà altri 10 mesi e
qualche giorno per dimostrare a sé stesso di aver vissuto un anno “fortunato”,
fecondo, normale o pessimo… Di norma il bilancio annovererà qualche successo, alcuni
“momenti no”, gioie e dolori in quantità bilanciata e finanche qualche tragedia
(gli scongiuri sono d’obbligo). In qualche modo ognuno avrà affrontato tutto quel
succedersi di ostacoli, noia, traguardi, fallimenti e imprevisti che è la
nostra vi-ta, la nostra vi-a, e potrà godersi il riposo più o meno al riparo dai sensi di colpa. E' andando verso il tracciato convenzionale di un’esistenza decorosa che si scoprirà sé stessi, con disillusione forse, con paura e a volte delusione, ma comunque imparando che, quando si può, è doveroso dare un valore straordinario alle piccole cose che fanno parte di quell’infimo battito di ciglia che è la nostra vi-ta al cospetto dell’Universo. Domanda: Cos’è “giusto perché si deve”? Risposta: Conferire un valore al proprio cammino, con strenua convinzione persino quando sembrerà di mettere in piedi solo un teatrino di sorprese fatto di stupore ed incredulità, con il corredo di tutte quelle splendide sensazioni dal nome orecchiabile che a volte (purtroppo) siamo in grado di vendere al nostro prossimo per un tot al kilogrammo, dando invece l’illusione di regalarle. Ma è un ragionamento equanime, anzi è veramente obbligatorio, perché in ogni caso non ci sarà mai gara con l’alternativa, quel suo rovescio della medaglia che spesso è pure una sorta di “falso ideologico”. Con la differenza che pigramente siamo tutti più propensi a darvi valore di autenticità, deprimendoci. Che so, il rapporto sarà di 500.000.000 a 6.000.000.000.000 di esseri umani. Artisti, bambini, uomini di fede (quelli veri) e studenti inclusi. Categorie che, chi per un verso e chi per un altro, influenzano notevolmente la stima (qualitativa e non matematica) di folli o di sognatori, gli unici a non si arrendersi alla prospettiva di una così grossa bugia. Un inutile giorno di pioggiaOre 7.35 a.m.
Ritorno al mondo (reale) da quell'altro mondo (dei sogni). C'è un rumore incessante (la pioggia), le gocce vengon giù con convinzione (come i kamikaze giapponesi) e appena scosto il piumone un freddo pungente mi percuote come se volesse farmi male e non posso far a meno di rientrare sotto le coperte per decidere il da farsi. Piano B? Penso: "Ma si perchè no... Un giorno di meritato riposo..." (MERITATO??? Luca alzati e sbrigati! - irrompe la mia coscienza). Eh già, oggi c'è esercitazione in aula ed è importante vista l'imminente prova in itinere (e su questo non ci piove). Mi alzo, impiego un paio di minuti solo per stabilire l'ordine delle azioni da compiere (lavarmi, vestirmi, mettere le scarpe) dacchè in questi casi la logica fuzzy non è efficace. Prendo lo zaino, l'ombrello, il giubbotto (appunto per la prossima settimana: portarmi da Gela almeno un paio di guanti e una sciarpa) e passo dal portone all'abitacolo dell'automobile tramite uno stargate che non pensavo esistesse e che mi salva da una doccia fuori luogo. Un traffico infernale, il mio tom tom biologico però azzecca itinerario e strategia e mi ritrovo in poco tempo alle soglie della Cittadella (malgrado un ingorgo da Judgement Day). Adesso un ultimo ostacolo, quello più invalicabile: il posteggio.
...tutto inutile. Tutto occupato, tutti che girano e rigirano (ma quanti sono?), gli unici posti liberi sono quelli del personale (molti vuoti) purtroppo dotati di varchi automatici... Che furbastri in quest'università: hanno ridotto sempre più gli spazi a disposizione delle auto degli studenti per convogliarle verso quel parcheggio a pagamento lontano anni luce e da cui vieni trasbordato con una navetta che di spaziale non ha nulla se non i ritardi clamorosi che ti fa accumulare...
Studenti di serie B? No, no, l'anno scorso abbiamo giocato un pessimo campionato e siamo pure retrocessi. Si è tentato il lodo Petrucci ma siamo stati squalificati per falso in bilancio (anche se non era il nostro) e siamo ripartiti dalla promozione (giusto in quasi una mezza dozzina d'esami).
L'unico, sottile piacere è quella colazione al bar, buona, calda e al prezzo "sociale" universitario (in fondo lo sanno che succhiandoci il sangue tra tasse e costi vari, almeno il cornetto ce lo devono scontare)... Che c'ho oggi? Niente. Nervoso? Nanche. Sono solo "sfuggito" consciamente a una mezza giornata di coccole, nel tepore delle mie coperte, per perder tempo inutile appresso a una lezione che non è stata fatta (ah già, l'avevo dimenticato: il prof . non è venuto, forse è stato più furbo di me e c'è rimasto tra le coperte...).
Di certo non mi dispero ma in determinate circostanze ti perdi (o forse tenti di consolarti) con riflessioni riguardo il mondo che ti circonda.
Ah la pioggia... Racconti d'Estate - parte seconda[scritto il 5 agosto 2008]
Una brezza leggera, ancora l’odore del mare.
Forte. Intenso.
Penso alle onde, a tutte quelle molecole d’acqua sballottate da un posto all’altro
da una forza misteriosa che nasce dalle interazioni fra le stesse e gli altri agenti naturali:
l’aria, la terra, i pesci, i bagnanti… Questione di vibrazioni.
Mentre rifletto sugli strabilianti fenomeni della natura mi trovo sottacqua,
trattengo il respiro per godermi il più a lungo possibile
la sensazione di freschezza che si prova quando, accaldati, ci si tuffa in
mare e, andando a fondo, si incontra una corrente gelida:
quel contrasto caldo-freddo è qualcosa di meraviglioso.
Riemergo.
Riprendo fiato, distendo braccia e gambe nella classica posizione del “morto”
e adesso le onde mi cullano e il sole bacia la mia pelle abbronzata riscaldandola.
Mi perdo in questo relax fisico che però non collide con la torma di pensieri che inquina
la splendida solitudine del mio bagno.
Di nuovo riecheggiano le parole dell’ultima lunga notte di sventurata afflizione:
“Ciò che volevo dire l’ho detto, l’ho detto sempre.
E c’è una foto di te che sembra guardarmi.
Tanto tempo, immagini piene di luce, suoni ridondanti nel profondo dei miei pensieri.
Sarà perché è difficile o forse impossibile concepire tutto questo senza la tua presenza
ma difenderò me stesso dalla solitudine.”
Forse credetti che non ci fosse abbastanza acqua nel mare quella mattina.
Ogni riferimento a luoghi, persone e fatti realmente esistenti o accaduti in estate
è puramente e volutamente casuale.
Blog al passato
Dopo un lungo periodo di inattività torno a pubblicare qualcosa sul blog. In verità non si tratta di nulla di nuovo perché da un po’ di tempo sono anch’io, come tanti altri, preda di una specie di “blocco del blogger”. Di certo non mi va troppo di condividere il presente ma, stranamente, ciò non vale anche per il passato e così sono andato a ripescare delle cose scritte durante il corso di quest’anno ma mai pubblicate. Preciso che stavolta non si tratta di un esperimento ma solo della voglia di ricongiungere (almeno a livello di “diario”) gli eventi dei mesi scorsi con l’epoca attuale. Quanto descritto, come sempre, costituisce il mio particolare modo di gestire quest’àmbito virtuale di vita vissuta (e narrata) e spero che venga inteso per quello che è, cioè null’altro che un riflesso di quello specchio (impenetrabile ai più) che cela i miei pensieri e le mie vicende personali. Grazie per l’attenzione a tutti coloro che si fermeranno a leggere.
Senza titolo [*ep.1 - l'appuntamento*]
Non appena fuori si guardò intorno, la strada era ancora deserta.
Girò l’angolo evitando una bottiglia di plastica abbandonata sul marciapiede e giunse sotto un antico palazzo ristrutturato di recente in modo impeccabile. Fu proprio in quel pensiero che per un attimo si perse, notando come opere simili commissionate negli ultimi anni dall’amministrazione comunale avessero prodotto solo scempi.
Tornato alla realtà si accorse che a una trentina di metri da lui un signore distinto lo osservava con aria spazientita. Avvicinandosi, con sua gran sorpresa, realizzò come quegli fosse molto più vecchio di quanto gli fosse parso dalla prima occhiata. In quell’espressione poco rassicurante però c’erano due occhi tristi difficili da nascondere, soprattutto a chi era abituato a vederne.
«Buongiorno» fu il saluto àtono del tizio cui ricambiò con un cenno.
«La stavo aspettando, è in ritardo».
«La mattina mi piace dormire. E considerando che a malapena si può dire che stia albeggiando…».
«Le era stato dato un orario preciso», lo interruppe quello.
«Se lei fosse una bella donna non l’avrei fatta di certo aspettare», replicò con un sorriso.
L’altro lo fulminò letteralmente con lo sguardo, poi con somma indifferenza aggiunse: «Da questa parte, prego», tossendo in un modo che gli parve sarcastico.
[continua]
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